Psicologia, Musica e Musicoterapia

L’universo sonoro dell’individuo, che prende forma fin dalla vita intrauterina, è un mondo profondo, che ha molta importanza nella costruzione dell’identità e delle relazioni primarie (Tognola, 2017).

L’apparato uditivo è formato dalla ventiquattresima settimana di gestazione, e il feto percepisce gli stimoli acustici, ai quali reagisce verso il settimo mese di gravidanza (Lecanuet, 1985).

Le onde sonore sono percepite da tutto il corpo, una sono-somestesia che comprende sia la percezione ossea che quella tattile, e che forma una memoria del corpo attraverso le esperienze sonore del battito cardiaco, del respiro, dei vari tessuti, riferite sia al proprio corpo che a quello della madre (Tognola, 2017).

In particolare, la voce della madre, anche durante la gestazione, attraverso le sue caratteristiche musicali (ritmo, melodia, timbro), ha un significato fondamentale (Imberty, 2002; Filippa et al., 2013). Questa esperienza continua poi nel neonato, che con il suo primo vagito innesca un dialogo vocalico e sonoro con la madre, costruendo insieme un sistema di comunicazione audio-fonico che si arricchisce man mano di significati affettivi ed emotivi (Tognola, 2017), uno “specchio sonoro” (Anzieu, 1985) che rappresenta «l’avvolgente bagno melodico della voce della madre con le sue canzoni, le nenie, con l’alternarsi di ritmi, melodie e toni.» (Tognola, 2017, p. 41). E grazie alla connessione tra stimoli sonori e il livello intersoggettivo (Stern, 1985; 1995; 2004; Trevarthen, 1990; 1998; Trevarthen & Aitken, 2001), attraverso un itinerario che madre e bambino percorrono insieme, si aprono quei canali di comunicazione che portano anche alla formazione del linguaggio (Galimberti, 2003).

In particolare, gli studi effettuati sulla relazione madre/bambino da Daniel Stern (1985; 1995) riportano come l’individuo, nei primi anni di vita, sviluppa il proprio senso del sé attraverso la graduale differenziazione del proprio corpo da quello della madre. Alla nascita la percezione sensoriale è indifferenziata: sentire, vedere, toccare, sono per il bambino una esperienza unica; questo è anche dovuto al fatto che il sistema nervoso non è ancora totalmente sviluppato.

Man mano, le stimolazioni esterne date dalla relazione primaria, soprattutto per quanto riguarda gli scambi vocali tra madre e bambino durante i primi mesi di vita, aiutano il processo di sviluppo e di differenziazione della percezione del sé, delle proprie caratteristiche come spazio corporeo, e del sé rispetto all’ambiente, il confine tra il proprio corpo (propriocezione) rispetto all’ambiente esterno.

Queste stimolazioni, che sono a loro volta influenzate dalle “risposte” del bambino stesso, permettono, anche attraverso “discrepanze” e “modulazioni”, il graduale sviluppo delle capacità comunicative e relazionali, contribuiscono alla armonizzazione interna del bambino, tra percezioni sensoriali ed elaborazione mentale delle stesse, in un processo denominato “sintonizzazione affettiva” con il mondo esterno.

Nell’ambito della psicologia, gli autori si sono soffermati anche sulle possibili implicazioni terapeutiche del “potere” che la musica ha nella vita di ognuno (Raglio, 2015; Sacks, 2006). Oasi (2000) riporta i primi autori che hanno evidenziato come gli aspetti regressivi della musica possano essere anche trasformativi, facilitando l’evoluzione e la modificazione di alcuni particolari processi mentali. L’autore riporta anche autori più recenti, che sottolineano come gli aspetti musicali della comunicazione tra paziente e psicoanalista possano favorire gli scambi emotivi.

Inoltre, la psicologia ha evidenziato che la musica facilita i processi comunicativo-relazionali e l’espressione e regolazione di emozioni e comportamenti (Trevarthen & Aitken, 2001; Wigram, 2004). La psicologia della musica, in particolare, indaga temi come la percezione della musica, le abilità, musicali, le funzioni musicali, il rapporto tra emozioni e musica (Deutsch, 1998; Nuti, 2006; Schön et al., 2007), e altro ancora, integrando gli studi delle neuroscienze.

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    Bibliografia

    Anzieu, D. (1985). Le Moi-peau. Paris (FR): Dunod. Trad. it. (1994). L’io pelle. Roma: Borla.

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    Filippa, M., Devouche, E., Arioni, C., Imberty, M., & Gratier, M. (2013). Live maternal speech and singing have beneficial effects on hospitalized preterm infants. Acta Paediatrica, 102(10), 1017–1020.

    Galimberti, U. (2003). In Enciclopedia di Psicologia. Torino: Garzanti.

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    Oasi, O. (2000). Adolescenti e musica. La complessità di un rapporto. Milano: Cortina Editore.

    Raglio, A. (2015). La musicoterapia nelle demenze e in altri ambiti neurologici: dalle premesse scientifiche alla «Evidence Based Music Therapy». (Tesi di Dottorato, Università degli studi di Ferrara). Disponibile da http://eprints.unife.it/1069/

    Sacks, O. (2006). The power of music. Brain, 129, 2528–2532.

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    Trevarthen, C. (1998). Trad. it. Empatia e biologia. Psicologia, cultura e neuroscienze. Milano: Raffaello Cortina Editore.

    Trevarthen, C., Aitken, K.J. (2001). Infant intersubjectivity: research, theory and clinical application. Journal of Child Psychology and Psychiatry, 42(1), 3–48.Wigram, T., (2004). Improvisation: Methods and Techniques for Music Therapy Clinicians, Educators and Students. London (UK): Jessica Kingsley Publishers.


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