Musicoterapia basata sulle evidenze

La Musicoterapia basata sulle evidenze (Evidence Based Music Therapy) (Mace et al., 2003; Vink et a., 2003; Abrams, 2010; Raglio, 2015) è un concetto che prevede, qualsiasi sia il modello utilizzato, una prassi codificata e replicabile, che comprende (Raglio, 2001; 2010; 2015):

  • criteri di invio: l’intervento musicoterapico, nei suoi tre contesti applicativi (terapeutico, riabilitativo e preventivo), si rivolge a persone con deficit affettivo-comunicativo-relazionali e/o con deficit cognitivi, sensoriali o motori, non è invasivo e non presenta specifiche controindicazioni, ma è necessario valutare la disponibilità e l’idoneità dell’utente al trattamento;
  • valutazione musicoterapica: l’osservazione, durante le prime 2-3 sedute, delle risposte sonoro-musicali, emotive, cognitive, sensoriali e motorie dell’utente, al fine di valutarne l’idoneità e la disponibilità al trattamento. Questo secondo elemento è particolarmente importante con le persone affette da demenza, dato che spesso queste persone hanno difficoltà o sono impossibilitate a esprimere la propria volontà con chiarezza. A tale scopo vengono elaborati protocolli e/o griglie di osservazione musicoterapica;
  • definizione degli obiettivi terapeutici: gli obiettivi riguardano sia l’ambito clinico che quello musicoterapico, e si riferiscono ai possibili cambiamenti che possono essere messi in atto dall’utente, attraverso l’individuazione delle aree di funzionamento ancora parzialmente sane. Gli obiettivi fissati, in accordo con lo staff clinico, dipendono dalla tipologia delle patologie, dalla cronicità, e da quanto osservato rispetto allo specifico caso trattato, e possono essere rimodulati in itinere;
  • il contratto terapeutico: si tratta di definire le modalità, le finalità e le motivazioni del trattamento durante un colloquio iniziale con l’utente, ove possibile, in modo da sottolineare la valenza e l’impostazione terapeutica dell’intervento. Nel caso in cui non sia possibile la comunicazione verbale, questo può avvenire durante le sedute di valutazione musicoterapica, dove si cerca di far comprendere implicitamente all’utente cosa gli viene richiesto nel setting, e si osserva attentamente l’accettazione o non accettazione del percorso. Il contratto terapeutico viene esteso e condiviso con la famiglia e l’eventuale istituzione ospitante. Con il consenso definitivo ha inizio il trattamento musicoterapico;
  • trattamento: l’ambiente dove si svolgono le sedute dovrebbe essere preferibilmente una stanza, dedicata esclusivamente alle attività di Musicoterapia, di dimensioni equilibrate, isolata acusticamente, priva di stimolazioni potenzialmente interferenti. La cadenza degli incontri dovrebbe essere bi o tri-settimanale, e ogni seduta non dovrebbe superare i 30/45 minuti. Il numero delle sedute può essere definito oppure può essere valutata una conclusione del trattamento per il raggiungimento parziale o totale degli obiettivi, quando si coglie l’impossibilità di ulteriori evoluzioni. Lo strumentario deve essere essenziale e tenere conto della mobilità degli utenti. Le consegne del musicoterapista possono essere direttive, semi-direttive e non-direttive, e verbali o non verbali. Le tecniche utilizzate possono essere attive e/o recettive, in riferimento al modello utilizzato;
  • valutazione: la verifica del lavoro svolto viene effettuata attraverso specifici protocolli di osservazione/valutazione, ed è integrata da una valutazione clinica che verifichi se quanto avvenuto nel trattamento ha avuto effetti al di fuori del setting. Inoltre, il confronto con l’equipe clinica, relativamente all’utente, e la supervisione del lavoro del musicoterapeuta, facilitano l’evoluzione del trattamento musicoterapico, attraverso l’identificazione di ulteriori strategie di intervento;
  • conclusione del trattamento: questa avviene quando i cambiamenti avvenuti nel setting musicoterapico si stabilizzano anche fuori da questo, quando intervengono motivi clinici esterni al setting, o quando, nella valutazione, si osserva un disinvestimento nell’attività da parte dell’utente. In questo caso, è necessaria una attenta autoanalisi del musicoterapeuta, con il supporto dell’equipe clinica e del supervisore, al fine di accertare che il calo di interesse non sia una difficoltà, da parte dell’utente, nel trattamento o nella relazione con il terapeuta.

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    Bibliografia

    Abrams, B. (2010). Evidence-based music therapy practice: an integral understanding. Journal of Music Therapy, 47(4), 351–379.

    Mace, C., Moorey, S., & Roberts, B. (2001). Evidence in the psychological therapies: a critical guide for pratictioners. London (UK): Brunner Routledge.

    Raglio, A. (2001). Un’ipotesi di intervento musicoterapico e di ricerca. In Raglio, A., Manarolo, G., & Villani, D., (a cura di) (2001). Musicoterapia e malattia di Alzheimer. Proposte applicative e ipotesi di ricerca. Torino: Edizioni Cosmopolis.

    Raglio, A. (2010). Music Therapy in Dementia. Non-Pharmacological Therapies in Dementia, 1, 1, 1–14.

    Raglio, A. (2015). La musicoterapia nelle demenze e in altri ambiti neurologici: dalle premesse scientifiche alla «Evidence Based Music Therapy». (Tesi di Dottorato, Università degli studi di Ferrara). Disponibile da http://eprints.unife.it/1069/

    Vink, A., Birks, J.S., & Scholten, R.J. (2003). Evidence Based Music Therapy. Music Therapy Today, 4, 5, disponibile da (http://musictherapyworld.net).


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