La Musicoterapia per la sindrome dello spettro autistico

«L’Autismo è una sindrome comportamentale causata da un disordine dello sviluppo biologicamente determinato, con esordio nei primi tre anni di vita. Le aree prevalentemente interessate sono quelle relative all’interazione sociale reciproca, all’abilità di comunicare idee e sentimenti e alla capacità di stabilire relazioni con gli altri (Baird et al., 2003; Berney, 2000; Szatmari, 2003). L’Autismo, pertanto, si configura come una disabilità “permanente” che accompagna il soggetto nel suo ciclo vitale, anche se le caratteristiche del deficit sociale assumono un’espressività variabile nel tempo.» (SINPIA, 2005 p. 3)

Musicoterapia e autismo

La Musicoterapia, grazie all’utilizzo degli elementi sonoro-musicali, può essere un valido supporto agli altri interventi messi in atto per le persone con sindrome dello spettro autistico (ASD). I percorsi di Musicoterapia in questo contesto sono percorsi individualizzati, che tengono conto delle preferenze, abilità e funzionalità della persona, e possono essere progettati in sinergia con famiglie ed equipe mediche.

L’elemento sonoro-musicale ha il ruolo fondamentale, nel processo musicoterapico, di potenziale mediatore relazionale in grado di favorire contesti di scambio e interazione reciproca, e di facilitare processi di integrazione e armonizzazione dell’individuo sul piano psico-fisico e sociale (Marconcini, 2017).

La Musicoterapia con questa popolazione di utenti è stata inizialmente esplorata in Europa da Juliette Alvin (1978) e negli Stati Uniti d’America da Nordoff e Robbins (1977), e negli ultimi decenni la ricerca ha dimostrato la validità della Musicoterapia nel trattamento dei principali deficit della ASD.

Due Cochrane Review sulla applicazione della Musicoterapia nel contesto dell’autismo (Gold et al., 2006; Geretsegger et al., 2014) concludono che i percorsi di Musicoterapia individuale per le persone con ASD migliorano l’interazione sociale, la comunicazione verbale e la reciprocità emozionale.

In Italia, l’Istituto di Ortofonologia di Roma, indica che la Musicoterapia «prevede l’utilizzo terapeutico di suoni, ritmo e musicalità coordinata a sequenze motorie che possano integrare e coordinare percezioni ed esperienza sensoriale al movimento corporeo intenzionale e al significato condiviso di un effetto comunicativo nell’interazione reciproca.»

La Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza (2005) nelle Linee Guida  indica, fra gli interventi terapeutici che si rivolgono all’autismo, quegli approcci che hanno una matrice affettivo-relazionale, tra cui rientra anche la Musicoterapia (Guzzoni, 2012).

Finalità e obiettivi della Musicoterapia per la sindrome dello spettro autistico

La ricerca internazionale sulla Musicoterapia nel contesto della ASD ha in prevalenza indagato la possibilità di miglioramento delle capacità relazionali e comunicative (Stegemann et al., 2019).

Inoltre, gli studi effettuati evidenziano come possibili obiettivi specifici (Geretsegger et al., 2015):

  • favorire la comunicazione sia verbale che non verbale;
  • il miglioramento della relazione parentale:
  • il miglioramento dell’umore e della Qualità di Vita;
  • favorire le competenze di adattamento sociale;
  • favorire l’adattamento emozionale;
  • favorire l’interazione sociale e la reciprocità emozionale;
  • favorire il contenimento dei comportamenti disadattivi.

Le tecniche musicoterapiche per la sindrome dello spettro autistico

Le tecniche musicoterapiche più utilizzate nel trattamento delle persone con ASD sono tecniche che si basano sull’improvvisazione sonoro-musicale, che coinvolgono l’utente in una attività sonoro-musicale all’interno di un ambiente sicuro, attraverso percorsi di tipo non verbale, e la creazione della relazione musicoterapica.

In particolare, nella letteratura troviamo:

  • i modelli di improvvisazione in Musicoterapia di Bruscia (1987), categorizzati in base all’obiettivo specifico: l’accoglienza e l’ascolto delle produzioni musicali dell’utente, oltre alla loro analisi e valutazione, sono al centro dell’improvvisazione musicale del musicoterapeuta, che può prevedere l’uso di strumenti musicali, della voce, del corpo, e modalità che possono combinarsi con altre forme espressive;
  • l’improvvisazione clinica in Musicoterapia di Wigram (2004), dove la produzione sonoro-musicale viene realizzata all’interno di una struttura definita (come l’imitazione, il dialogo sonoro, il frame-working) che ha un inizio e una fine, e offre alle persone l’opportunità di comprendersi l’un l’altro attraverso i suoni;
  • la Musicoterapia creativa di Nordoff e Robbins (2007): l’idea alla base è che ogni individuo risponde in modo innato alla musica e che, attraverso la musica, ognuno possa sviluppare le proprie potenzialità positive. In questo modello la musica è utilizzata come terapia attraverso l’improvvisazione creativa del terapista, che coinvolge in parte anche l’utente stesso, al quale vengono messi a disposizione strumenti prevalentemente ritmici;
  • la terapia della libera improvvisazione di Alvin (1978): che prevede una prima fase in cui si realizza una relazione sicura tra l’utente e uno strumento musicale (oggetto intermediario), e una seconda fase in cui utente e terapista creano una relazione musicale attraverso l’improvvisazione, libera da regole e non organizzata, ognuno con il proprio strumento.

È importante sottolineare che l’approccio musicoterapico con questa popolazione di utenti è caratterizzato da una valutazione dell’attuale livello di funzionamento dell’utente e dell’appropriatezza del tipo di trattamento. Inoltre, i percorsi musicoterapici vengono progettati ad hoc a livello individuale, adattando i protocolli e le tecniche ai bisogni specifici dell’utente e agli obiettivi clinici e musicoterapici.

Approccio metodologico

Nel progettare i miei interventi musicoterapici nel contesto dello spettro autistico, come musicoterapeuta mi baso su determinati orientamenti teorici e metodologici, di seguito brevemente descritti:

  • Evidence Based Music Therapy (Mace et al., 2001; Vink et al., 2003; Abrams, 2010; Raglio, 2015): che prevede una serie di step replicabili riguardo alla valutazione dell’idoneità e del consenso dell’utente al trattamento, un monitoraggio costante del percorso, e la definizione di obiettivi specifici sia clinici che musicoterapici, in sinergia con le equipe mediche.
  • Il modello di Musicoterapia benenzoniano (Benenzon, 1984; 2006): è un modello che si basa sul concetto di Identità Sonora (ISO), l’insieme dei fenomeni sonori interni ed esterni che caratterizzano l’individuo, e sul concetto di oggetto sonoro intermediario, utilizzato per creare e favorire la relazione terapeutica e condiviso dalla diade terapista/utente.
  • Il modello di libera improvvisazione di Alvin (1978), in particolare sull’improvvisazione empatica del terapista, alla quale l’utente può partecipare attivamente o recettivamente.
  • L’approccio improvvistativo-relazionale, di cui l’elemento chiave è l’utilizzo della comunicazione musicale non verbale, al fine di instaurare una relazione accogliente, aperta e con una forte valenza di sintonizzazione emotivo-affettiva (Postacchini et al., 2014).

Conclusioni

L’elemento sonoro-musicale ha come ruolo fondamentale, nel processo musicoterapico, di potenziale mediatore relazionale che possa favorire scambio e interazione reciproca, facilitare processi di integrazione e armonizzazione dell’individuo sul piano psico-fisico e sociale. Proprio per questo l’esperienza sonoro-musicale per la persona con sindrome dello spettro autistico può rivelarsi utile per orientarsi nella relazione con l’altro, dentro un contesto protetto che mette al centro la persona, i suoi interessi, i suoi comportamenti e bisogni.

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    Bibliografia

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    Manarolo, G. (2006). Manuale di Musicoterapia. Teoria, Metodo e Applicazioni della Musicoterapia. Torino: edizioni Cosmopolis.

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    Postacchini, P.L., Ricciotti, A., & Borghesi, M. (2014). Musicoterapia. Roma: Carocci Faber Editore.

    Stegemann, T., et al. (2019). Music therapy and other Music-based interventions in Pediatric Health Care: an overview. Medicines, 2019, 6, 25.

    Società Italiana di Neuropsichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza (SINPIA) (2005). Linee guida per l’autismo. Disponibile da https://www.sinpia.eu/linee-guida-3/

    Szatmari P (2003). The classification of autism, Asperger’s syndrome, and pervasive developmental disorder. Can J Psychiatry 45:731-8.

    Vink, A., Birks, J.S., & Scholten, R.J. (2003). Evidence Based Music Therapy. Music Therapy Today, 4, 5, disponibile da http://musictherapyworld.net.

    Wigram, T. (2004). Methods and Techniques for Music Therapy Clinicians, Educators, and Students. London: Jessica Kingsley Publishers.


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