Dal canto di Orfeo all’improvvisazione vocale in Musicoterapia

Il mito di Orfeo

Il mito di Orfeo è uno dei più fecondi della cultura occidentale e ha subito, nel corso dei secoli, diverse variazioni e interpretazioni. Poesia, musica, arti figurative, nei vari periodi storici, sono state influenzate e hanno attinto alla figura di Orfeo e a quella di Euridice, sua sposa, la Musa incarnazione della Poesia e della Musica stesse.

Gli studi collocano la nascita di Orfeo in Tracia, terra che fu punto di contatto tra lo sciamanismo di origine asiatica e il mondo greco, in un’epoca più remota rispetto alla fondazione, in Grecia, della religione orfica (orfismo), una filosofia e disciplina spirituale che assunse il mitico cantore a proprio fondatore, nel VI sec. a.C. Nel tramandare questo mito, nonostante le “interpretazioni”, le testimonianze sono concordi su alcuni tratti caratteristici della sua esistenza: egli placava e controllava gli elementi della natura attraverso il canto e il suono della sua lira; partecipò alle imprese degli Argonauti, aiutandoli con il potere della sua musica; incantò i demoni per poter discendere negli Inferi da vivo e riportare in vita Euridice, sua amatissima sposa; morì dilaniato dalle Menadi (le Baccanti) infuriate con lui che, disperato dal fallimento dell’impresa di riportare in vita Euridice, si rifiutava di unirsi ai loro riti orgiastici, rifiuto dettato dalla sua decisione di restare comunque fedele a Euridice.

In questa sede, quello che più ci interessa del mito di Orfeo è come egli, tramite la musica ma soprattutto il canto, crei un collegamento tra i mondi, interiore ed esterno, in una ricerca di armonizzazione e contatto tra l’Io profondo, la materialità del corpo e l’universo. Egli è terapeuta, poeta e musico, una guida spirituale nel viaggio alla scoperta della psyche, dell’equilibrio tra interno ed esterno, attraverso il congiungimento tra l’estasi dionisiaca, che porta alla trance e alla follia, e l’espressione apollinea della musica: «Questo è un viaggio sciamanico: la parola, la voce, il respiro, il gesto, il fiato, il suono […] tutto contribuisce al percorso.» (Rossi, 1999).

La voce suono primordiale

La voce è un elemento importante di questo viaggio, il primo strumento utilizzato dall’uomo, strumento di comunicazione con l’esterno, prima ancora della parola: essa è “suono primordiale”. La voce implica la fisicità, il corpo: gli apparati che concorrono alla sua emissione sono anche quelli preposti alla alimentazione e alla respirazione, e questo la collega alla sopravvivenza, alla vita e alla morte. La voce coinvolge il cervello, la mente: è attraverso le connessioni neuronali senso-motorie che l’essere umano la utilizza per esprimersi e comunicare. La voce esprime le emozioni, l’anima: manifesta il mondo interiore di ognuno, gli stati d’animo, non solo attraverso le parole, che possono anche essere di impedimento, ma soprattutto attraverso le sue componenti qualitative musicali, come l’intensità e il timbro.

La voce è il suono sempre presente nella storia di ogni individuo, a partire dalla vita intrauterina, con il suono della voce materna. La voce materna è, appunto, un suono fondamentale della Identità Sonora degli individui, e, anche dopo la nascita, è un elemento che aiuta il bambino nel suo percorso di scoperta e formazione del Sé e di comunicazione e interazione con l’ambiente esterno. Ed è proprio questa caratteristica primordiale della voce/suono, oltre al fatto che questa sia presente in ognuno, che dà la possibilità di utilizzo della voce come oggetto corporosonoro nella musicoterapia moderna.

Gli studi sulla relazione madre/bambino effettuati da Daniel Stern (Infant Research – 1985/1995) ci danno uno spunto importante per ricondurre l’utilizzo della voce e della improvvisazione vocale come oggetto corporo-sonoro fondamentale nella relazione terapeutica in musicoterapia: egli infatti ha evidenziato come anche gli scambi vocali tra madre e bambino durante i primi mesi di vita contribuiscono alla armonizzazione interna del bambino, tra percezioni sensoriali ed elaborazione mentale delle stesse, in un processo denominato “sintonizzazione affettiva” con il mondo esterno, attraverso una comunicazione nonverbale, della quale le caratteristiche musicali della voce/suono sono parte.

Il musicoterapeuta può, utilizzando le caratteristiche non-verbali dell’oggetto corporo-sonoro voce, attivare un processo di sintonizzazione affettiva con il soggetto grazie a pratiche di improvvisazione vocale, che mettano in atto una comunicazione tra lo stesso e il terapista, favorendo l’interazione e lo scambio. L’improvvisazione vocale permette al soggetto di esternare emozioni e sentimenti negativi, che possono essere contenuti e incanalati dal terapeuta in percorsi creativi di connessione con la realtà. Inoltre, l’improvvisazione vocale può aiutare il soggetto stesso a scoprire le potenzialità della propria voce/suono, utilizzandola in un contesto svincolato dalle regole della musica stessa, alla ricerca di un proprio suono, una propria voce, personale e unica. Questa “nuova” voce può essere uno strumento valido di ricerca, armonizzazione ed espressione di Sé verso il mondo esterno, grazie anche al supporto del terapeuta, che crea un ambiente sicuro e sostenibile per il soggetto stesso.

L’improvvisazione vocale in Musicoterapia

Le tecniche di improvvisazione sono trasversali nell’ambito dei vari modelli classici di musicoterapia attiva, e sono utilizzate per favorire il dialogo sonoro-musicale all’interno del setting terapeutico. La voce/suono, in questo contesto, diventa un valido strumento corporo-sonoro-musicale, un valido “oggetto intermediario”, perché può attingere l’energia presente nell’Identità Sonora dell’individuo, sia essa universale (imitazione dei suoni della natura), gestaltica (le melodie e i suoni dell’infanzia), che culturale (la musica ascoltata nell’arco della propria esistenza), al fine di creare un ponte con l’esterno e quindi con l’Altro. Il musicoterapeuta può utilizzare questa energia proprio per instaurare una comunicazione con il soggetto, in un ambito intersoggettivo, stimolando l’ascolto di Sé e dell’Altro a livello sonoro-musicale.

I modelli di Musicoterapia attiva che utilizzano l’improvvisazione, inclusa quella vocale, anche se con finalità e concetti differenti, sono:

  • il modello Nordoff-Robbins – musicoterapia creativa: l’improvvisazione, soprattutto vocale, viene stimolata e guidata dal musicoterapeuta affinché il soggetto possa sviluppare le proprie potenzialità positive attraverso la musica; il concetto di base è che ogni individuo risponde in modo innato alla musica, e il terapeuta canalizza questa capacità innata all’interno di schemi e stilemi propri della musica occidentale.
  • Il modello Juliette Alvin – terapia della libera improvvisazione: lo strumento, inclusa la vocalità, è l’oggetto intermediario sicuro con il quale il soggetto instaura una relazione, e che può essere utilizzato per creare a sua volta una relazione con lo strumento del terapeuta; attraverso l’ascolto e l’improvvisazione si realizza una relazione empatica tra soggetto e terapeuta, un dialogo sonoro-musicale del quale è il soggetto stesso a definire, o non definire, le regole musicali.
  • Il modello Benenzon: l’improvvisazione in questo modello è totalmente destrutturata, lasciata alla spontaneità, e utilizzata per favorire la relazione terapeutica; qualsiasi oggetto corporo-sonoro può favorire l’interazione e la comunicazione, inclusa la voce, e qualsiasi produzione sonoro-musicale è caratterizzata sia dalla Identità Sonora del soggetto (o dei soggetti) sia da quella del terapeuta (o della coppia terapeutica).
  • Il modello Priestley – musicoterapia orientata analiticamente: l’improvvisazione viene utilizzata come momento catartico per il soggetto, o come mezzo per esplorare nuovi modi di essere; è un modello che prevede anche delle fasi di verbalizzazione, che vengono utilizzate sia per definire un tema che funga da “ispirazione” per la parte di produzione e creazione musicale, sia per riflettere durante l’ascolto della registrazione di quanto improvvisato; i momenti di improvvisazione sono, però, liberi, e la funzione del terapeuta è quella di contenere e sostenere la produzione del soggetto.

Conclusioni

La voce è uno strumento/oggetto di relazione terapeutica efficace nella Musicoterapia moderna:

  • essa presenta tutte le caratteristiche del suono: intensità, timbro, altezza, dinamica;
  • con essa è possibile ricreare le caratteristiche musicali: il ritmo, la durata, le pause, la melodia, l’armonia (polifonia);
  • essa coinvolge il corpo a più livelli, dalle risposte fisiologiche del sistema neurovegetativo, a quelle delle connessioni neuronali del Sistema Nervoso Centrale;
  • essa può esprimere a livello non-verbale l’Identità Sonora che rispecchia il vissuto primordiale, primario ed esistenziale del singolo individuo.

La voce può essere una valida alleata nel viaggio verso la scoperta di un Sé adeguato, durante il quale essa può, come Orfeo, placare i demoni con il suo canto e ricondurre l’anima nel mondo dei vivi.

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