La Musicoterapia nella riabilitazione psichiatrica

La riabilitazione psichiatrica è un aspetto fondamentale delle strategie di trattamento delle patologie psichiatriche. È un processo che si svolge grazie all’apporto di una èquipe multidisciplinare che progetta tutti quegli interventi che possono potenziare il funzionamento personale e sociale della persona affetta da patologia psichiatrica.

Musicoterapia e patologie psichiatriche

La Musicoterapia è considerata una delle terapie espressive che facilmente si integra all’interno di un più articolato percorso riabilitativo, percorso importante che, attraverso cure personalizzate e integrate volte a valorizzare le risorse individuali, vuole restituire alla persona affetta da patologia psichiatrica i suoi diritti di cittadinanza (Tognola, 2017).

Il mediatore musicale, prettamente non-verbale, viene utilizzato per favorire l’integrazione della personalità dell’individuo, al livello più alto possibile, attraverso un percorso di armonizzazione prima del mondo interno, e poi tra questo e il mondo esterno. Questo processo di armonizzazione avviene attraverso la relazione sonoromusicale tra il soggetto e il musicoterapeuta, che utilizza i parametri sonoro-musicali al fine di favorire sintonizzazioni di natura affettiva (Postacchini, 2006).

La musica, quindi, nel suo essere linguaggio nonverbale, con le sue caratteristiche sia archetipiche che culturali e sociali, può favorire un riordino della caoticità, attraverso una propria personale espressività, che diventa anche comunicazione con l’altro: esprimere ciò che non è esprimibile con le parole.

Finalità e obiettivi della Musicoterapia nella riabilitazione psichiatrica

La letteratura, italiana e internazionale, si è ampiamente occupata dell’applicazione della Musicoterapia sia in contesto psichiatrico, sia relativamente ad altri ambiti che presentano delle comorbilità sintomatologiche afferenti alla sfera dei disturbi del comportamento, della memoria, dell’umore, quali, ad esempio, l’ambito delle demenze, dei disturbi neurologici, delle gravi cerebrolesioni.

È importante sottolineare che l’intervento di Musicoterapia si svolge nel contesto della relazione, prevalentemente nonverbale, in una dimensione di accoglienza olistica dell’individuo, volta a creare un clima totalmente privo di qualsiasi giudizio.

Le finalità principali di un intervento musicoterapico come trattamento add-on nella riabilitazione psichiatrica possono essere:

  • aprire canali di comunicazione;
  • favorire una ri-armonizzazione del Sé;
  • facilitare l’espressione e la regolazione delle emozioni;
  • favorire lo sviluppo di capacità cognitive, sociali e relazionali;
  • contribuire al miglioramento della qualità di vita dell’utente.

Per quanto riguarda gli obiettivi terapeutici e riabilitativi più specifici, è necessario prendere in considerazione le diverse patologie psichiatriche e le diverse sintomatologie correlate. Tenendo conto del fatto che, nello stabilire gli obiettivi specifici di un intervento musicoterapico, è di fondamentale importanza la storia soggettiva di ogni singolo utente e, soprattutto, un confronto continuo e sinergico con le altre figure operative impegnate nel percorso riabilitativo, riportiamo di seguito gli obiettivi più comuni:

  • migliorare i sintomi cognitivi, come quelli della memoria, dell’attenzione e della concentrazione;
  • migliorare i sintomi psicomotori, come eccitamento, catatonia, stereotipie, ecc.;
  • migliorare i sintomi affettivoemotivi, come ansia, depressione, stati maniacali, ecc.;
  • migliorare i sintomi sensopercettivi, come allucinazioni, soprattutto uditive;
  • migliorare i sintomi di alterazione della coscienza, come depersonalizzazione, incapacità di discernere tra realtà e fantasia.

Un particolare richiamo va fatto sull’uso della Musicoterapia per migliorare la comunicazione tra l’utente e il familiare caregiver: alcuni studi, realizzati in diversi ambiti, evidenziano un miglioramento della comunicazione e della relazione tra l’utente e il familiare coinvolto, oltre che una diminuzione dei sintomi di ansia e depressione in quest’ultimo (Raglio et al., 2016; Quimby et al., 2017; Corey H.C. & Winter P., 2016).

Le tecniche musicoterapiche nella riabilitazione psichiatrica

Nell’ambito della riabilitazione psichiatrica, vengono utilizzate sia tecniche di Musicoterapia attiva (MTA) che tecniche di Musicoterapia recettiva (MTR), in setting sia gruppale che individuale.

La MTA prevede, in genere, una partecipazione attiva del soggetto, che viene stimolato a sperimentare e utilizzare gli strumenti musicali messi a sua disposizione, il corpo e la voce, sia in attività puramente improvvisative, sia in attività più strutturate.

La MTR prevede, in genere, l’ascolto attivo da parte del soggetto, che viene stimolato ad ascoltare e suggerire l’ascolto di brani, in percorsi che vanno da una proposta completamente strutturata dal musicoterapeuta (ad es. Immaginario Guidato e Musica – GIM), a una condivisione di playlist personali con il terapista e con eventuali altri membri del gruppo.

La scelta e/o la condivisione di brani da ascoltare, sia in setting gruppale che individuale, possono essere molto utili nella costruzione della relazione con il terapista, che ha così la possibilità non solo di accogliere i gusti personali, favorendo una atmosfera di rilassamento e priva di giudizio, ma anche di osservare e conoscere l’Identità Sonora del soggetto, in modo da poter individuare il «valore simbolico ed affettivo attribuito alla dimensione sonoro/musicale» (Manarolo, 2006, p. 276) da parte del soggetto stesso. Inoltre, nei piccoli gruppi, la condivisione più essere efficace nel migliorare la comunicazione e la socializzazione tra i suoi membri. Nell’ascolto condiviso, l’analisi dello “stile di ascolto” può inoltre essere efficace per facilitare, nel soggetto, un aumento del tempo di attenzione e di consapevolezza rispetto al proprio approccio di ascolto (Gamba, 2016). Con queste tecniche, una attenzione particolare può essere data alle verbalizzazioni e alle analisi dei testi delle canzoni proposte.

È importante precisare che le due macroaree, attiva e recettiva, non sono compartimenti stagni, ma sono interventi che possono compenetrarsi, e le scelte vengono fatte prevalentemente considerando la relazione terapista/utente, gli obiettivi specifici di ogni percorso riabilitativo e terapeutico individuati dall’èquipe, e, non ultimo, il vissuto e la situazione di vita di ogni singolo soggetto.

Infine, dedichiamo una breve trattazione alle tecniche di songwriting. In musicoterapia, il songwriting viene definito come «il processo di creare, scrivere la partitura e/o registrare parole e musica da parte dell’utente o pazienti e del terapista nel contesto di una relazione terapeutica per affrontare i bisogni psicosociali, emotivi, cognitivi e comunicativi dell’utente.» (Baker & Wigram, 2008). Il songwriting, se da un lato aggiunge valore estetico e gratificazione alla produzione sonora, dall’altro è finalizzato all’espressione di attraverso il suono, esternando elementi del proprio vissuto, anche senza l’utilizzo della parola parlata.

Le principali tecniche di songwriting sono:

  • la canzone facilitata, un prodotto musicale concreto creato dai pazienti con il musicoterapeuta come facilitatore del processo creativo, prodotto che può essere anche registrato;
  • la canzone improvvisata, la creazione nel qui e ora di una canzone improvvisata dai pazienti, sia nel testo che nella musica.

Queste tecniche sono utilizzabili sia in un contesto gruppale che individuale, da proporre solo dopo aver instaurato un clima di fiducia nei confronti del musicoterapeuta, del gruppo, del luogo e degli strumenti. Un lavoro di questo tipo presuppone una minima musicalità e conoscenza degli strumenti da parte dei soggetti coinvolti.

Approccio metodologico

Nel progettare i miei interventi musicoterapici nel contesto della riabilitazione psichiatrica, come musicoterapeuta mi baso su determinati orientamenti teorici e metodologici, di seguito brevemente descritti:

  • Evidence Based Music Therapy (Mace et al., 2001; Vink et al., 2003; Abrams, 2010; Raglio, 2015): che prevede una serie di step replicabili riguardo alla valutazione dell’idoneità e del consenso dell’utente al trattamento, un monitoraggio costante del percorso, e la definizione di obiettivi specifici sia clinici che musicoterapici, in sinergia con le equipe mediche.
  • Il modello di Musicoterapia benenzoniano (Benenzon, 1984; 2006): è un modello che si basa sul concetto di Identità Sonora (ISO), l’insieme dei fenomeni sonori interni ed esterni che caratterizzano l’individuo, e sul concetto di oggetto sonoro intermediario, utilizzato per creare e favorire la relazione terapeutica e condiviso dalla diade terapista/utente.
  • L’approccio improvvistativo-relazionale, di cui l’elemento chiave è l’utilizzo della comunicazione musicale non verbale, al fine di instaurare una relazione accogliente, aperta e con una forte valenza di sintonizzazione emotivo-affettiva (Postacchini et al., 2014).
  • la metodologia fenomenologico-relazionale, che riconduce le tre componenti della musica a una dimensione olistica della persona: il ritmo rappresenta la parte psicocorporea, la melodia rappresenta la proiezione affettivo-emozionale, l’armonia rappresenta la parte più cognitiva (Cattaneo, 2017);
  • metodologie più orientate a livello cognitivo, basate sempre sulla relazione tra terapista e l’utente, ma che utilizzano attività strutturate per il potenziamento delle competenze cognitive (ad es. protocollo STAM (Ceccato et al., 2009); MusicNeurofit (Demoro et al., 2021)).

Conclusioni

Nella Musicoterapia la peculiarità principale è il rapporto tra l’essere umano e l’elemento sonoro-musicale, elemento fondamentale e sempre presente nella vita dell’individuo, inclusa quella prenatale: il suono viene utilizzato dall’individuo come veicolo espressivo e comunicativo, attraverso elementi pre e protomusicali, congiuntamente alla corporeità fin dai primi mesi di vita, e questo rende il suono un «ponte fra ciò che è innato e ciò che sarà appreso» (Manarolo, 2006, p. 45), ovvero una integrazione tra una dimensione biologica e una simbolica e culturale.

Si evince quindi che la Musicoterapia può essere un valido trattamento di supporto nella riabilitazione psichiatrica, con la finalità principale di migliorare la Qualità di Vita della persona e dei suoi caregiver.

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    Bibliografia

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